BERTELLI                                              via Santo Bertelli

 

 

                                                       

TARGHE:

San Pier d’Arena – via Santo Bertelli – pittore – 1840-1892 -

via Santo Bertelli – pittore – 1840-1892 –

L’incisione “già via Palestro” non si legge più in nessuna delle tre targhe.

 

  angolo v.PReti

 ang.v.C.Rolando

 ang.v.C.Rolando

 

QUARTIERE ANTICO: san Martino

N° IMMATRICOLAZIONE.    2728

 

 Dal Pagano/1961

 

in rosso via C.Rolando; in giallo via P.Reti. Da Google Earth, 2007

 

UNITÁ URBANISTICA:  24 - CAMPASSO

CODICE INFORMATICO DELLA STRADA - n°:   05640

CAP:  16151

PARROCCHIA:   san Gaetano-san G.Bosco

STORIA:   Precedentemente si chiamava via Palestro (vedi): tale era   ancora nel 1933, di 5ª categoria.

   Fu denominata come ora, con delibera del podestà, il 19 agosto 1935, ed allora rimase delimitata tra via Martiri Fascisti (via P.Reti) e via E. Mazzucco (via C.Rolando), mantenendo la stessa categoria.  

   Infatti nel Pagano/40 –ovviamente va da via Martiri Fascisti a via E. Mazzucco- ed ha civici neri 1-2-3-4 e rossi con sei esercizi: macellaio, frutta, osteria, latteria, parrucchiere, vetraio

   Vi si apre un solo negozio, di macelleria, una volta famoso perché unico in zona a fornire carne equina ritenuta più sanguigna e quindi più adatta per gli anemici.

STRUTTURA:

civici neri dall’1 al 5

          rossi dal 2r al 12r ; e dall’ 1r  al 23r

senso unico veicolare da via Paolo Reti, a via Carlo Rolando.

DEDICATA Al pittore, nato ad Arquata Scrivia (Alessandria) il 1 nov. 1840 da Domenico e da Luigia  Pessina. Cresciuto in famiglia di condizioni economiche disagiate, fu avviato al mestiere di sarto.

Dagli amici, chiamato Sante.

Apprese le prime nozioni di pittura recandosi a piedi a Gavi dalla ‘bottega d’arte’ dei fratelli Montecucco (uno pittore=Francesco; l’altro scultore=Luigi), e  solo a 17 anni - grazie ai sacrifici del padre ed al generoso contributo del marchese Domenico Serra - poté venire ad iscriversi all’Accademia Ligustica di Genova, ove si formò sotto la guida di Giuseppe Isola e Giuseppe Frascheri, ambedue  sommi maestri pittori genovesi nella metà secolo anche se ancora tendenzialmente troppo accademici rispetto alla veloce evoluzione dell’arte. Inizialmente partecipò pure alle lezioni dell’incisore Raffaello Granara.

   Nel 1867 vinse la “pensione GianLuca Durazzo” -cioè una borsa di studio elargita dall’Accademia al migliore allievo, per la quale per quattro anni  poté soggiornare gratis a Roma  per perfezionarsi. Nella capitale ebbe problemi con la giustizia, essendo accusato di cospirazione politica (presupponibile perché mazziniano). Riuscì però sul momento a dimostrarsi estraneo ed innocente; e – artisticamente - ad imporsi come ritrattista. 

   Un’opera del 1870  intitolata “ i Grigi al lavoro nel palazzetto Doria”, dimostra che mantenne collegamento con gli artisti locali ed in particolare con la scuola definita “ dei grigi”, della quale fu iniziatore e continuatore, assieme agli altri conosciuti locali Francesco Gandolfi (iniziatore) ed Ernesto Rayper (iniziatore).

Quella sua particolare capacità di ritrattista, gli permise lavorare subito ed intensamente, essendo essa entrata di moda specie nelle case signorili, quale unico sistema ‘ad memoriam’.

 dipinto a tempera di Santo Bertelli –  coll. privata

eseguito espressamente per il Gran Ballo, effettuato il 19 feb.1887 al Circolo Artistico nel palazzo Negrone (piazza della Nunziata).

Rappresenta la maschera del ‘Marchese genovese’ Tiritofolo Gattilusio (cav Nicolò Bacigalupo)

 

Ed è innegabile che ciò comportasse frequentare giovani signore, nobildonne deluse della vita alla quale erano relegate le femmine (casa, ricamo, preghiere, al massimo dipingere). Nelle campagne di Gavi, pettegolezzi di paese e di salotti, nonché cronache d’epoca, sottolineavano con malizia un rapporto intimo tra il ‘vissuto’ pittore bohémien e la giovane allieva neofita, parigina, baronessina Mirette Tanska, sposata con il marchese Luigi Cambiaso, genovese e padre di tre figli. Un serioso ritratto di lei del 1879 è l’unica testimonianza di questa intimità; forse per intervento del marito il rapporto finì, con lui avviato a miglior carriera lontano da Gavi; lei invece avviata alla follia, che la porterà –appena rimasta vedova - a morire rinchiusa nell’ospedale psichiatrico di Quarto, invisa da tutta la famiglia Cambiaso che vedeva in lei una persona troppo libertina e poco rispettosa del lignaggio nel quale era entrata a che le doveva appartenere.

   Tornato a Genova, attento alle nuove istanze del verismo, si distinse per le capacità acquisite nel produrre ottimi ritratti ad olio come  molto richiesto nell’epoca; bello ed incisivo quello conservato in Accademia, del suo collega F.Gandolfi; ma anche acquarelli molti di questi , sia in opere che studi, ove si dimostra la sua attitudine ad essere scrupoloso nei particolari: dei costumi, delle fisionomie, dei luoghi; affreschi in numerose chiese liguri; ed acqueforti (con una di queste, vinse un premio nel 1827).  Dagli anni 70, per un decennio fu assiduo frequentatore della società Promotrice di Belle Arti.

   Inconsueta, caratteristica personale e complessa era la metodologia acquisita nel comporre un’opera  di affresco o pittorica: per ogni soggetto prima preparava il modello in creta delle singole figure da proporre, avvalendosi delle sue capacità di scultore, e - con esso come in un teatrino, dopo creato uno sfondo e l’illuminazione più adatta per il gioco d’ombre - ne faceva una fotografia; da questa riproduceva il bozzetto su un cartone, per iniziare il dipinto vero e proprio.  Osservando i suoi lavori, nessuno riesce a pensare ad una così arzigogolata e meticolosa tecnica di creazione artistica.

   Due quadri sono nel museo dell’Accademia, numerosi in case private, altri alla GAM di Nervi e nella pinacoteca Civica di Savona.

   Le decorazioni possono essere ammirate nelle chiese di ArquataS., Loano, Varazze, Finale, san Lorenzo della Costa presso Santa Margherita,  san Biagio in Valpolcevera;  nel duomo di Porto Maurizio e di Albenga.  

   Viene descritto abile nell’acquaforte e nella scultura (specie la creta di cui sopra).

  Morì a Genova il 6 febbraio 1892 ad appena 52 anni

Il libro della Rotondi Terminiello lo chiama Sante.

 

BIBLIOGRAFIA

-A Compagna-rivista mensile- n.2 febbraio 1932-copertina e pag.14

-Archivio Storico Comunale - Toponom.  

-AA.VV.-Il museo dell’Accademia Ligustica di B.A.-Stringa1983-pg.73

-AA.VV.-Annuario-guida archidiocesi-ed/94-pag.383—ed/02-pag.421

-Bruno GF-La pittura in Liguria dal 1850...-Stringa.1982-pag.25.432

-DiRaimondo A.-Mirette Tanska Cambiaso- Erga 2010- pag.16

-Genova rivista municipale : marzo/1937.32 ritratto

-Lamponi M.-Sampierdarena- Libroiù.2001. pag.129

-Pagano annuario 1940.pag.208; 1961-pag. 84

-PiastraW. &C-Dizionario biografico dei Liguri-Brigati.1992-pag.514

-Rocchiero V.-pittori liguri dell’800 “i sampierdarenesi”-mostra.1967

-Stradario del Comune di Genova edito 1953-pag.21

-RotondiTerminiello-Il patrimonio artistico di Banc..-Silvana2008-p.377

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